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“FORESTA”, mostra personale di Paolo Folco

Venerdì 9 giugno alle 18:30, inaugura, presso lo spazio dedicato a vendite temporanee Virgilia+ adiacente a Canna Ramella Shop&Café, “Foresta”, una mostra personale dedicata all’artista imperiese Paolo Folco.

La mostra resterà visitabile, durante gli orari di apertura del negozio o su appuntamento (338 8168686), dal 9 giugno al 29 giugno.

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“Foresta” – Paolo Folco

A cura di Virgilia Ramella

dal 9 giugno al 29 giugno

Virgilia+, presso Canna Ramella Shop&Café (Calata Cuneo 53-55)

Ingresso libero

“Foresta” è un’installazione che presenta dodici nuove opere dell’artista imperiese Paolo Folco.

Presso lo spazio Virgilia+, dal 9 giugno al 29 giugno, osservando dall’esterno della vetrina o entrando da Canna Ramella per una visione più completa, si avrà l’impressione di incontrare un’antica tribù.

I busti con sembianze umane delineati con pochi tratti e ricavati dal legno d’ulivo, offrono silenziosi la loro visione, schierati ordinatamente. Seppur dislocati dalla loro naturale provenienza, i tronchi sembrano essere sempre stati all’interno della stanza, pronti all’incontro con il visitatore. Solo alcuni dei volti sono decorati con applicazioni che ne rendono possibile il riconoscimento, ulteriori indizi che riconducono a estetiche tribali: grandi corone, orecchini e cappelli di metallo.

La creazione di queste opere che appaiono in una forma così convincente e armoniosa, è in realtà sudata: con un processo maieutico lungo e faticoso, dopo la ricerca del pezzo di legno adatto a essere plasmato tra i molti accatastati nello studio, il tronco viene svestito della corteccia e poi modellato lungamente per enfatizzarne e valorizzarne i lineamenti umani. In questa fase vengono utilizzati strumenti molto invasivi, come moteseghe elettriche, flessibili grandi e piccoli, frese e trapani.

Il legno di ulivo presente in abbondanza nella nostra zona, e per questo scelto dall’artista come materia prima, nonostante la bellezza delle sue venature, è molto delicato e molto spesso necessita di essere stuccato in caso di fenditura. Il luogo prescelto per la realizzazione delle opere rappresenta anch’esso, nei mesi estivi, una sfida: una gigantesca serra utilizzata come deposito di strumenti da lavoro e tronchi già tagliati e pronti all’uso, nella quale, tra dune di segatura leggerissima e con il riparo di una mascherina, Paolo Folco produce i suoi busti.

Con l’avanzare della stagione estiva, quando le temperature all’interno della serra diventano davvero troppo alte, queste procedure vengono spostate all’aperto, ma è comunque all’interno della serra che l’artista passa la maggior parte del suo tempo. La realizzazione di una singola opera può continuare anche per vari mesi, con modifiche a più riprese, alla ricerca di uno stadio conclusivo di finitezza, raggiunto lentamente con ingente fatica intellettuale e fisica. Il momento di creazione pratica è per Paolo Folco la liberazione di un bisogno personale, uno sfogo creativo assoluto in cui confluisce una componente irrazionale e onirica: “Quando un’opera è fatta”, afferma l’artista, “diventa un’altra cosa, un altro da me. Lo butto dietro le spalle e lo guardo. E’ la produzione del sogno.”

 

L’evoluzione ai busti in legno della produzione artistica di Paolo Folco rappresenta un evento recente, un passaggio a una nuova fase. Dopo 10 anni dall’inizio dal suo avvicinamento alla scultura, durante i quali realizzava opere raffiguranti animali fantasiosi (radici con parti di cemento) e pannelli dai colori pop al massimo della loro saturazione, ora il suo interesse si sposta verso la figura umana. Interessante risulta il possibile collegamento che si intravede tra le sculture umanoidi e la professione dell’avvocatura esercitata dall’artista. Anche nell’attività legale c’è una parte creativa e molto spesso “i clienti sono come pezzi di legno. E’ difficile tirar loro fuori le cose giuste.”. Altre fonti di ispirazione dichiarate sono gli esemplari di scultura primitiva, come le statue dell’Isola di Pasqua, e futurista, come Boccioni e Balla, per la consistenza materiale della resa del movimento. Mentre la velocità e il moto sono caratteristiche che non si ritrovano nelle opere di Paolo Folco, l’arcaismo è di certo più che un sentore. Non si può fare a meno di pensare, osservando i busti, a quegli autori del ‘900 che hanno voluto rendere la scultura con forme pure e ridotte al minimo, pur con sembianze umane, come Giacometti e Brancusi, e a quell’esaltazione del primitivismo così radicata nella storia delle Avanguardie che oggi ritorna, con estetiche e problematiche attuali, nell’arte contemporanea.

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CANNA E RAMELLA DI RAMELLA VIRGILIA

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18100 Imperia
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